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salvare le apparenze

Eccoci con un nuova riflessione, banale forse perché credo che i primi dibattici dopo l’acquisto di una reflex digitale riguradino proprio questa benedetta “POSTPRODUZIONE”. Vi invito a leggere questo articolo di Artribune http://www.artribune.com/2013/02/dibattito-in-rete-photoshop-uccide-la-verita-della-fotografia-polemiche-sul-world-press-photo-ne-riparliamo-partendo-dai-vostri-commenti-su-facebook/ «Tutto il discorso – scrive Claudio Marra – ruota attorno al particolare e privilegiato legame con la realtà che la fotografia ha sempre potuto vantare. Un legame che evidentemente i sostenitori del digitale valutano in modo negativo e che considerano oggi fortunatamente annullato da un sistema che, anziché fondarsi su un’idea di impronta e di traccia diretta, come accade nell’analogico, funziona a partire da un principio di traduzione numerica» Ma della fotografia, l’aspetto più complesso sembra essere quello dell’intreccio tra etica, estetica e l’intervento dell’autore. Soltanto se si considera la sua potenziale capacità di mentire, «si rende possibile lo sviluppo di un’etica dell’informazione che riconosca all’autore una capacità di interpretazione dei fatti», solo in questo caso «è possibile pensare a un fotogiornalismo d’autore nel quale l’immagine è sempre e comunque un’interpretazione della realtà» (sempre parole di Marra). Cito le parole di Ferdinando Scianna in un’intervista per approfondire il tema: se io dico “questi tipi dietro il filo spinato sono in un campo di sterminio bosniaco”; viene poi un altro che dice “non è vero: questi sono stati fotografati in un campo di rifugiati, e il fotografo se ne è andato dietro il filo spinato per riprodurre l’icona dell’apertura dei campi di concentramento nazisti. Quindi: gente disgraziata, filo spinato uguale campo di sterminio”. La cosa si risolve esclusivamente con l’autorevolezza della fonte, perché la foto in sé non dimostra che ci sono i campi di sterminio; né il fatto che quella foto sia una foto con una falsa didascalia dimostra che non ci sono stati i campi di sterminio, perché la fotografia mostra, non dimostra.   Ma senza arrivare a dibattere sulla genuinità di una fotografia da “reportage” o sull’etica della fotografia , il mio commento sull’argomento vuole rimanere sul livello della praticità. E quindi vi racconto una storia su una mia fotografia che prima di nascere aveva aspetti nobili nella mia testa , è nata però sotto una cattiva stella, eh si perché l’ho scattata io…oh povera fotografia sfortunata! Il destino però era dalla sua parte e dopo una serie di ritocchini è diventata quello che sin dal principio sarebbe dovuta essere. Mi spiego meglio…cammino per le strade di Vienna e “vedo” la fotografia…scatto! Ma il mio prodotto non corrisponde per nulla a quello che avevo pensato…! Ok sono una pessima fotografa mi deprimo e tento di cestinarla. Qualcosa mi dice che si può tentare l’approccio Photoshop per aggiustare il tiro e sottopongo il prodotto ad un esperto di Postproduzione – Alessandro Anglisani (http://www.studiofotoar.com/). Come sotto i ferri di un chirurgo plastico, viene fuori una nuova se stessa. Non si parla di fotomontaggi o computer grafica selvaggi, parliamo di livelli – contrasti –viraggio in bianco e nero (ma non si faceva anche in analogico???) . Ciò che mi stupisce è il fatto che mi sembra di essere stata letta nel pensiero…è esattamente quello che volevo che fosse! … beh può darsi che chiunque sia passato di li abbia fatto lo stesso scatto ma moooolto meglio e non ci sia stato bisogno di ps. Stiamo comunque parlando di una banale fotografia ricordo di viaggio. Ma se invece si trattasse di una fotografia destinata ad un concorso o ad una pubblicazione che abbia come scopo un’ideologia da trasmettere etc etc sarebbe inopportuno procedere ad una sistematina oppure vogliamo dire che la postproduzione fa parte della filosofia della fotografia stessa e che quindi via libera ai ritocchi? Ci dobbiamo sentire in colpa perché la fotografia non è nata e cresciuta di pura luce e obiettivo? A voi le riflessioni a voi le foto in questione…prima e dopo…

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guardare oltre…

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Allenare la mente alla fotografia guardando le fotografie degli altri è fondamentale per trovare ispirazione, per dare una ridimensionata alla sensazione di aver prodotto dei capolavori, per aprire la mente a nuovi immaginari, per allenare la capacità critica, per scoprire novità…insomma si potrebbe fare un elenco infinito. A proposito di questo segnalo eventi/mostre da tenere in considerazione per una giornata dedicata alla “messa a fuoco” …

European Photo Exhibition Award EPAC 02

http://www.epeaphoto.org/exhibitions/lucca

6 Sett-6 Ott 2014 – Lucca

Festival Internazionale di Fotografia

http://www.photoluxfestival.it/

22 Nov-14 Dic 2014 – Lucca

Henri Cartier Bresson

http://www.arapacis.it/mostre_ed_eventi/mostre/henri_cartier_bresson

26 Sett-25 Gen 2015 – Roma

Fotografia de Los Andes

http://www.fondazionefotografia.org/mostra/fotografia-de-los-andes/

12 Sett – 11 Gen 2015 – Modena

Mia Fair Milano

http://www.miafair.it/milano/

23 Mag – 25 maggio 2015

Infine se avete voglia di imparare qualcosa sulla storia della fotografia…vi consiglio un libricino, piccolo ma intenso… Piccola storia della fotografia di W. Benjamin (un nome una garanzia!)

Fotografia … da che punto di vista?

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Il ruolo della fotografia nella società di oggi ha mille sfaccettature e tutte forse rivolte verso il nostro ancestrale bisogno di fermare il tempo, di racchiudere un attimo sfuggente dentro un rettangolo eterno. Tutti al giorno d’oggi, nei paesi sviluppati, hanno la possibilità di esprimere qualcosa attraverso la fotografia e con qualsiasi mezzo. Sia che si tratti di trasmettere in un social network il piatto del giorno, sia che si tratti di installare una mostra insieme ad un gruppo di amici con la volontà di far conoscere il proprio punto vista – e un po’ anche con la volontà di distinguersi – l’imperativo è comunicare con il mondo attraverso un’immagine. Non c’è dubbio che qualcuno usi la fotografia per sentirsi anche un po’ “figo”, alcuni puntando sul fascino retrò alla Cartier Bresson e girando con la reflex analogica che tirano fuori dal taschino interno dell’impermeabile, alcuni invece preferiscono il fascino moderno e a volte un po’ inquietante di LaChappelle.

Ma che importa se usi la Leica, lo Smartphone, la Nikon d70, la Polaroid ? L’importante è riuscire a trasmettere un piacere estetico, oppure far nascere un pensiero critico, oppure ancora far conoscere e magari anche far vedere le cose sotto punti di vista ancora non esplorati. E chi lo dice che devono essere capolavori, altrimenti non degne di essere esposte e “pubblicate”? Sono fermamente contraria alla distinzione tra fotografia d’élite e fotografia di tutti gli altri comuni mortali. Invito a sfruttare tutte le tecnologie per fotografare e tutti i mezzi di condivisione per esportarle. E diciamo la verità è un invito che faccio più a me stessa perché i miei album fotografici restano timidi e pigri nel mio pc, e la mia Nikon sta facendo la muffa solo perché quando frequentavo il Dams speravo fosse più facile diventare un po’ come Kubrick. Con questo blog spero di cominciare a fare qualche passo avanti…