Una vecchia foto ingiallita

Penso che a tutti sia capitato almeno una volta di trovarsi tra le mani una fotografia, in alcuni casi solo ingiallita ma più spesso deturpata dagli anni, e che racchiude un’immagine di tempi ormai lontani.

A me è successo più volte di non riconoscerne i soggetti. A questo punto intervengono coloro che, anche se talvolta non hanno vissuto gli anni nei quali la fotografia era stata scattata, ne detengono comunque la memoria storica. Ed allora ecco che partono lunghi racconti sui soggetti “immortalati” (termine azzeccatissimo), sulle loro storie, sulle circostanze ed i momenti che avevano dato corso a quelle immagini. E mentre ascolti tali racconti espressi con voce tra il nostalgico ed il commosso, osservi i particolari della fotografia, gli abiti, le pettinature, gli oggetti o i paesaggi che fanno da sfondo, testimonianze di un tempo ormai passato. Molte volte, in un angolo e scritto a mano, trovi anche l’anno che ti aiuta a collocare temporalmente l’immagine.

Una delle particolarità che mi ha sempre incuriosito è l’espressione dei visi. Ben difficilmente troviamo dei volti sorridenti. Lo sguardo serio è una prassi comune indipendentemente dal fatto che il soggetto fotografato sia un uomo, una donna o un bambino. Sulla motivazione di questo aspetto ho sentito pareri discordanti. C’è chi afferma che, essendo poco frequente la possibilità di farsi ritrarre, tale momento doveva essere vissuto come un momento solenne e come tale doveva essere interpretato. Un’altra ragione, che ritengo più plausibile, è che la preparazione per lo scatto non fosse particolarmente rapida, e l’espressione seria fosse la più facile da mantenere, piuttosto che un sorriso che protratto per diversi secondi poteva trasformarsi in un ghigno o comunque in una espressione poco gradevole.

In un’era in cui attraverso i più disparati e sempre più sofisticati strumenti (apparecchi fotografici, cellulari, tablet) possiamo permetterci di creare un numero elevatissimo di immagini, dovremmo dedicarci anche a salvare il più possibile quel materiale fotografico che l’inesorabile incedere degli anni rende sempre più vulnerabile e salvare con esso un patrimonio sia di ricordi familiari che di testimonianza storica.

Per parte mia cerco di utilizzare sia la massima cura nella conservazione degli originali, sia provvedendo a ‘scannerizzare’ gli stessi cercando poi, ove possibile, di rimuovere con la postproduzione i danni prodotti dal tempo.

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