Il diritto di immagine

Ho trovato nel web l’articolo che vi allego. Credo che sia un argomento molto dibattuto tra fotografi, sia amatori che professionisti, e pertanto ritengo che per molti siano informazioni scontate, ma io lo reputo interessante perchè, pur intuendo a larghe linee quello che è lecito riprendere e successivamente pubblicare, non avevo ancora trovato dei punti fermi per capire ciò che mi è permesso e ciò che non lo è.

Fotografia, diritto all’immagine e normativa collegata

ATTIVITA’ FOTOGRAFICA E FONTI NORMATIVE DI RIFERIMENTO
Appare indubbio che l’attività fotografica interferisce con la vita quotidiana sotto molteplici aspetti, ed è per questo motivo che la legge si occupa di disciplinarla con prospettive e finalità che possono risultare assai diverse tra di loro. Per quello che ci riguarda più da vicino, soprattutto con riferimento alla tutela della privacy e della dignità in senso generale di coloro che vengano ritratti, siano essi maggiorenni o minorenni, cercheremo di trattare inizialmente l’aspetto relativo al diritto che ogni cittadino ha alla tutela della propria immagine cercando, nel contempo, di individuare per quanto possibile, i “limiti” che il fotografo deve porsi ed “imporsi” (sia esso professionista o semplice fotoamatore) nel catturare immagini altrui e, di conseguenza, nel mostrarle agli altri.
La principale fonte normativa, la si trova nella Costituzione Italiana dove, all’art.21, viene sancito il diritto di ogni cittadino di poter manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e qualsiasi altro mezzo di diffusione. Al riguardo, non vi è alcun dubbio sul fatto che la macchina fotografica sia un mezzo attraverso il quale – salvi i divieti imposti nell’interesse pubblico – si possa esprimere e diffondere il proprio modo di osservare la realtà che ci circonda.
Questo diritto sancito dalla Costituzione trova però un limite di natura strettamente privatistica. Questa disposizione afferma il diritto del cittadino di invocare la tutela giudiziaria quando la propria immagine sia esposta o pubblicata fuori dai limiti in cui essa è consentita dalla legge; inoltre, anche quando la pubblicazione sia consentita, questa rechi innegabile pregiudizio al decoro e/o alla reputazione della persona stessa. In tal caso, l’Autorità Giudiziaria, a richiesta dell’interessato, può disporre che cessi l’abuso, salvo il risarcimento dei danni.

Da questa prima analisi si può dedurre che:
a) è consentito e, quindi lecito, fotografare in un luogo pubblico le persone che vi sostano o vi transitano;
b) non è consentito invece rendere pubblica la fotografia in cui una persona o i propri congiunti stretti siano riconoscibili – fatti salvi alcuni casi che specificheremo in seguito.

Vi sono però alcune situazioni nelle quali è invece permessa la pubblicazione della immagine nella quale dei soggetti siano riconoscibili.
La prima ipotesi, la più ovvia e banale, si configura quando l’autore della fotografia abbia ottenuto il permesso del soggetto ritratto che, in gergo tecnico viene definita “liberatoria” o “release”. Nella seconda ipotesi viene esclusa la necessità del permesso della persona ritratta e rende possibile la pubblicazione, quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto.
Vi è infine un gruppo di ipotesi che, quando si vengono a configurare, fanno si che risulti possibile pubblicare la fotografia prescindendo dal consenso della persona in essa ritratta e/o riconoscibile:

fotografare un personaggio famoso. La Cassazione ha precisato in ogni caso come questa norma possa ritenersi valida solo se la “notorietà” della persona in oggetto è riferita al contesto dove avviene la pubblicazione. Inoltre, sempre la Cassazione evidenzia come il prevalente fine di lucro annulli questa concessione. Ovviamente, anche se famoso, non può ritenersi permessa la pubblicazione che lo ritragga nella intimità della propria dimora.

pubblicazione di immagini a scopi scientifici o didattici. E’ il caso, ad esempio, dei trattati medici, o di patologia, o di antropologia. Ovviamente, dato che l’immagine non deve essere lesiva della dignità della persona ritratta, anche in questo caso la persona può opporsi, o richiedere la non riconoscibilità del volto;

pubblicazione motivata da fini di giustizia o polizia. Ecco come immagini di cittadini non pubblici, divengano lecitamente pubblicabili; l’immagine di persone ricomprese all’interno di un’immagine raffigurante fatti svoltisi pubblicamente o di interesse pubblico. Importante è che il volto della persona non sia isolato dal contesto.
Si tenga presente che sono vietate le riprese di obiettivi militari (stazioni, aeroporti, caserme, ecc.), di materiali bellici e proprietà di Esercito, Marina, Aeronautica, ecc., e dei loro appartenenti in servizio.

La conseguenza immediata di quanto sopra esposto è particolarmente importante soprattutto per i “free lance” che realizzano varie immagini di reportage per cederle poi a riviste ed agenzie; in assenza delle condizioni che ora vedremo nel dettaglio, un simile “utilizzo” dei volti altrui richiede il possesso della autorizzazione alla pubblicazione. Di tale autorizzazione non è possibile fare a meno in caso di utilizzo commerciale e pubblicitario, e sarebbe opportuno che sussista anche per i fini editoriali anche minori, anche se la consuetudine è quella di confidare nell’efficacia del cosiddetto “diritto di cronaca” e, soprattutto, nell’intelligenza delle persone ritratte.
Al di la di queste restrizioni, comunque, non esiste alcuna legge che vieti di fotografare i privati. In realtà, per la Legge, la ripresa dei privati non è proibita, mentre lo può essere la pubblicazione del ritratto. Quando, tuttavia, questo “ritratto” non è un primo piano, ma un’immagine di un momento pubblico, all’interno della quale sia riconoscibile una persona, la fotografia diviene anche pubblicabile senza il consenso del ritratto. In sostanza, se il soggetto della fotografia è l’avvenimento e non la persona, come, ad esempio, la manifestazione studentesca, o una manifestazione religiosa e – all’interno dell’immagine – sono riconoscibili delle persone, costoro non possono accampare alcun diritto in nome della Legge sulla tutela dell’immagine o sul diritto d’autore.
Nessuno di questi casi, tuttavia, risulta applicabile se l’immagine in oggetto è in qualche modo lesiva della dignità e del decoro della persona ritratta.

ATTIVITA’ FOTOGRAFICA E TUTELA DELLA PRIVACY
L’attività fotografica si trova a dover fare necessariamente i conti anche con la normativa a tutela della privacy. Questo è un aspetto di cui si sente parlare spessissimo e non solo in relazione alla fotografia. Si può affermare che tali disposizioni non spostano assolutamente dal piano dell’analisi fin qui condotta i termini dei casi sopra descritti in quanto il fine principale è quello di adeguare il contesto legislativo/normativo nazionale a quello più restrittivo della Comunità europea e quindi, l’influenza concreta la si riscontra essenzialmente nella regolamentazione della raccolta, della gestione e della diffusione di qualsiasi dato sugli individui (anche delle sue immagini private).
In particolare, il trattamento di alcuni dati definiti “sensibili” (ad esempio idee politiche, religiose, vita sessuale, salute, aspetti economici, ecc.) è subordinato all’assenso dell’interessato ed assicurato da controlli molto più stretti su coloro che raccolgono ed organizzano questi dati.


LA TUTELA DEI MINORI
Tutto quanto detto in precedenza trova maggiore significato ed applicazione in relazione alle fotografie che ritraggono minorenni,.
In tali particolari ipotesi la giurisprudenza pretende una prudenza tale per il rispetto del diritto alla riservatezza del minore che, quest’ultimo, nella valutazione relativa al c.d. bilanciamento degli opposti valori costituzionali (diritto di cronaca e diritto alla privacy), deve essere considerato assolutamente preminente, quindi, si deve ritenere consentita la ripresa e successiva divulgazione di bambini solamente in presenza di un concreto ed effettivo pubblico interesse.

Tale discorso vale anche per la distinzione operata tra semplice fotografia ed opera fotografica solamente al fine di accordare (alla seconda) una particolare tutela al suo autore (ai fini della paternità e del suo sfruttamento).
Ci si deve chiedere a questo punto cosa accadrebbe se un professionista affermato scattasse e pubblicasse immagini, ad es. di un bambino terrorizzato per lo scoppio di bombe durante un conflitto bellico?
In casi del genere, il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti ha ritenuto che la pubblicazione di uno “scatto d’autore” non può configurare un illecito, in quanto la riconosciuta ed indubbia professionalità e il fotografo capace di intervenire sul soggetto in modo tale da evocare suggestioni con un’impronta personale e peculiare ha realizzato un’opera fotografica e non una semplice fotografia.
La magistratura al riguardo è però di parere discorde in quanto, tale circostanza, non è supportata da alcun dato normativo. Il diritto alla riservatezza ed alla tutela della propria immagine, tanto più di un minore, non può soccombere né al diritto di cronaca, né a quello del diritto dell’artista ad esprimere pubblicamente il proprio pensiero, se non nei casi previsti dalla legge e precedentemente elencati. Anche in questo caso occorre pertanto o che sia stato prestato il previsto consenso, oppure che la diffusione dell’immagine sia supportato da un concreto interesse della collettività. Quindi la soluzione va data caso per caso e a prescindere dalla distinzione tra opera fotografica e semplice fotografia.

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